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    August 09

    Il paradosso del viaggiatore

    Ahi velasquez, dove porti la mia vita?
    Un fiore di campo si è impigliato fra le dita
    e tante stelle, tante nelle notti chiare
    e mille lune, mille dune da scoprire

    Ahi velasquez, non ti avessi mai seguito
    con te non si torna una volta sola indietro
    in mezzo ai venti sempre genti da salvare
    sei morto mille volte senza mai morire

    Un vecchio zingaro ungherese
    di te parlando mi giurò
    che c'eri prima di suo padre
    prima del padre di suo padre
    più in là nel tempo non ando
    i cerchi del tuo tronco sono
    ferite di armi e di parole
    che mai nessuno vendicò

    Ahi velasquez, com'è duro questo amore
    mi pesa la notte prima di ricominciare
    e tante veglie, come soglie di un mistero
    per arrivare sempre più vicino al vero

    Ahi velasquez certe sere quanta voglia
    fermare la vela e ritornare da mia moglie
    e tu mi dici: "Fatti scrivere", è normale,
    per te bisogna solo scrivere e lottare

    E la tempesta ci sorprese
    due miglia dopo capo horn
    se ne rideva delle offese
    in mezzo al ponte si distese
    e fino all'alba mi cantò
    ragazze, terre, contadini
    da sempre popoli e padroni
    fu lì che tutto cominciò

    Ahi velasquez, fino a quando inventeremo
    un nido di rose ai piedi dell'arcobaleno
    e tante stelle, tante nelle notti chiare
    per questo mondo, questo mondo da cambiare?

    Ahi velasquez ahi chitarra come spada
    mantello di sabbia orecchio mozzo antica sfida
    eterna attesa corda tesa da spezzare
    e tanta voglia, tanta voglia di tornare
     
     
     
    Lo fermai che se ne stava andando. Prendeva il treno per tornare al suo percorso. Lo vedevo dagli occhi, era impaziente, come i bambini che vogliono qualcosa e sono disposti a qualsiasi capriccio pur di averla. Gli chiesi perchè partiva ancora. Ma sapevo già la risposta. E la condividevo anche; volevo solo sentire le parole. Scandite a quella gente in movimento, eppure così statica, in quel luogo di passaggio, eppure così centrale.
    " Parto perchè è l'istinto che me lo chiede"
    Bene, pensai. E' un bisogno, quasi fisico. E se il corpo e lo spirito spingono nella stessa direzione, non può che essere quella giusta. "Parto perchè è roba mia, e sono io, proprio io". Aveva aperto il rubinetto, adesso avrebbe cominciato a propormi tutto quello che gli passava per la testa, stronzate e idee, frasi fatte e originali. " Parto per trovare qualcosa di nuovo, e per ritrovarmi", " parto per la curiosità di vedere posti che ho già visto, se sono cambiati", " parto per nuove persone, nuove lingue da imparare, nuove parole da associare a nuove figure" " Parto perchè la realtà non lasci mai troppo spazio ai ricordi, e per fare qualcosa". " Parto per noia". " Parto per amore, il mio".
    " parto, stop". Lo stop mi diede coraggio, e aggiunsi solo: " buon viaggio". Lui guardandomi, con quegli occhi, tra l'eccitazione e la paura, tra la gioia e il dispiacere, col pensiero già al prossimo felice ritorno mi disse: " Lo sarà".