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日志


4月29日

Everything you know is wrong

Midnight is where the day begins
Midnight is where the day begins
Midnight is where the day begins
 
Lemon-U2
 
Il miglior modo per affrontare il proprio ego è lasciarlo libero di esprimersi....
4月28日

Step two...

Che te lo dico a fare?
 
Donnie Brasco
 
Per la serie riflessivi ma non troppo, va ora in onda la cazzata delle ore 2.05. E' sabato. Mattina presto. Questo vuol dire che il mio amico Li dal Singapore, si sta appena svegliando. E sicuramente non gliene frega una bega che il suo amico Stefano da Milano non riesca a chiudere occhio. Prenderà la sua colazione e si metterà al computer, e scambierà due parole col suo amico spagnolo che però dovrebbe essere in Giappone. In Giappone sono un paio di ore più avanti, quindi dire che occhio e croce è già mattina inoltrata. Il che mi consola, perchè vuol dire che sotto queste stelle dorate c'è qualcun altro che non sta dormendo. In pratica ho il fuso orario del Giappone. Ora, mi sentirei anche Giapponese se adesso prima di coricarmi a letto mi mettessi un kimono e cominciassi a spostare le pareti di camera mia. Invece le pareti di camera mia sono fisse, stagnanti e marmoree. Questo dimostra che non sono giapponese. Ed è già un bel passo avanti, perchè altrimenti avrei dovuto mangiare sushi una volta alla settimana e vivere a stretto contatto con i miei simili. Il sushi mi fa schifo e sono un animale da parco. Anche da palco, anche da sottopalco, se sul palco c'è un qualcuno di interessante. Lì, sotto il palco intendo, si perde la nozione di densità di popolazione, nonchè di odore e di sapore. Sai che se ti va di culo ti troverai pigiato ad una bella ragazza, magari più giovane di te, con uno strano cappello in testa, che ogni tanto ti fissa ( va in botta più che altro), e che impazzisce per un 60enne che forse neanche conosce. Se non ti va di culo, ti ritrovi attaccato al culo di un ciccione pelato, aerofago. E lì non sono odori, nè sapori, nè profumi; sono cazzi. E di varie dimensioni anche. Il tutto perchè le distanze contano. E allora è meglio stare sotto al palco, e ti sopporti anche il ciccione pelato. COnsapevole del fatto che pelato magari lo sarai anche te, ma ciccione mai. CICCIONE MAI!
Non ho niente contro i ciccioni sia chiaro. Ho cari amici che sono ciccioni, familiari, insomma gente vicina. Ho scritto a Prodi affinchè possa passare il piano di legge per le coppie di fatto, cosicchè ogni ciccione possa trovare la sua cicciona. E vivere felici e contenti con tanto di certificato di colesterolo altalenante. Ma Prodi ha fatto orecchie da mercante, probabilmente visti i suoi impegni all'estero, in Corea, con il mio professore di Proteomica. Sì, Proteomica, hai capito bene. Proteomica non è scienza, ma scelta di vita.  Proteomica è svegliarti alla mattina e sapere che dovrai correre per prendere il treno. Proteomica è arrivare in ritardo e scoprire che il professore in un quarto d'ora ha fatto 20 slides, due pause, si è preso due caffè, e ora sta divagando sulla chiesa del San Satiro a Milano. Dimostrando che la proteomica in fondo in fondo è vita vissuta.  E che tempi, luoghi, spazi angusti, sono limiti fisici, ma non mentali.
Ricordarsi, la mente non ha limiti, la mentos è una caramella, ma non ha il buco in mezzo. Altrimenti sarebbe Volkswagen; letteralmente macchina del popolo.  Ora un popolo sta in una macchina solo se è giapponese. E io ho già dimostrato che non sono giapponese. E ne sono sempre più convinto. Per questo, mi sono convinto che è meglio andare a letto, e farci una dormita sopra.

Step one...

Step one you say we need to talk
He walks you say sit down it's just a talk
He smiles politely back at you
You stare politely right on through
Some sort of window to your right
As he goes left and you stay right
Between the lines of fear and blame
And you begin to wonder why you came
 
How to save a life- The Fray
 
Guardo quel paio di pantaloni consunti che sta ormai sul mio letto da un paio di ore. Rappresentano una serata che non ci sarà. Stasera sto a casa. Forse è la prima volta in un paio di settimane. Il programma è prendere in mano un libro, chiuderlo dopo 5 minuti, prendere la chitarra, non riuscire a suonare una canzone per intero, iniziare a vedere un film, non finirlo. Chiamare un amico, bere una birra. Insomma il normale programma di un tranquillo fuori di senno. E' un po' la sensazione di chi sta guardando un match, una semifinale di champions league, e vorrebbe entrare in campo, e dare il suo contributo, ma, frustrato, si accorge che tirare calci al 16 pollici non dà alcun risultato. Ok non è una sensazione che molti possono provare (Complimenti Inter per lo scudetto), ma credo di avere reso l'idea.
E' un po' forse inspiegabile, come tutte le cose non vissute, ma appena sfiorate. Che prendono un sapore più epico delle cose gustate, succhiate fino al midollo.
Lasciano un retrogusto amaro, come un buon vino lasciato al sole per troppo tempo, o una birra appena fatta, non ancora matura. Ma chissà perchè, di quel retrogusto, non è mai pieno il palato. E può capitare che, pur sapendo che la cosa faccia male (una birra amara non è il massimo in effetti), uno ne sia talmente attratto da non poterne fare a meno.
Tanto per rimanere in tema di paragoni: è come ascoltare Bob Dylan dal vivo. Sai che ti irriterà l'ugola in un certo senso, che bloccherà ogni tuo tentativo di seguire con le parole le canzoni, che ascoltare un cd è molto più piacevole; ma non ci puoi fare niente; ascoltare Bob Dylan dal vivo è una cosa da fare. Come il bagno nudi d'estate, il viaggio della vita dopo la maturità, la biciclettata il pomeriggio tardo del sabato e la cotta adolescenziale.
E così mi trovo spesso a sorseggiare questo sapore strano, a cercare di riempire vuoti di memoria con sensazioni inventate e con ipotetici cambi di programma, alla ricerca di valide alternative alla realtà. Che non è poi così male. Ma che non permette troppe varianti.
Non sono mai stato bravo a rinchiudermi dietro le sbarre di un tranquillo cancello. E certe volte vorrei tanto che qualcuno mi ci spingesse dentro e mi costringesse a forza.
Ma le sensazioni, quelle afone comunicazioni che sfuggono, sono troppo potenti per essere rinchiuse. L'unica cosa che posso fare è un primo passo. Assecondarle. E partire per la tangente.
 
4月15日

Amarcord a suon di giradischi

"Come cazzo sei arrivato quassù? "
"Charme."
 
Strange Days
 
 
Rimetto in ordine la mia vita talvolta. Prendo e divido le carte utili da quelle inutili, che, inevitabilmente raggiungono un lento dimenticatoio. Poi passo alle penne, alle matite, ai plettri, agli strumenti di lavoro. Quelli consunti, sorpassati, non li elimino; li mando in pensione in grossi scatoloni colorati, in attesa che qualche collezionista di anticaglie possa far man bassa. O giusto e solo per alimentare la mia nostalgia: ho una penna che usavo in prima elementare, quando tornavo a casa torturato dalle stilografiche che mi obbligavano a usare: io, mancino, finivo con tutta la mano pitturata di un blu inchiostro non piacevole; e allora, usavo uno di quei trattopen, per aggirare il problema. Già allora ero una bella faccia, come si direbbe qua.
E quando la scuola finiva, prima di tornare a casa, attraversavo la strada, e le mie mani, color puffo portavano sempre un paio di monetine al simpatico edicolante della stazione. In cambio ricevevo sei/sette bustine sottili magiche: da ognuna di esse potevano uscire dai sei ai 22 omini e più che simpaticamente si incollavano su un grosso librone. Poichè ero già allora un buon mercante sapevo rifilare ad amici vari delle fantomatiche schiappe e ottenere in cambio figurine rarissime. Arrivavo sempre, agli inizi di primavera, ad avere quasi tutto l'album completato. Mancavano sempre gli stessi giocatori, tutti gli anni. Credo che la Panini, un paio di volte, l'abbia fatto apposta, divertendosi a torturare i suoi piccoli fans in questo modo. E man mano che il fine stagione si avvicinava e il Milan distaccava le sue dirette avversarie, il Parma vinceva in coppa Uefa, e la coppa Coppe terminava con squadre esotiche, la mia agitazione cresceva. La sensazione che non sarei mai riuscito a completare l'album era costante e mi preoccupava, quanto meno come la partita della domenica all'oratorio.
Adesso colleziono delle nuove figurine. Non ci sono i volti dei giocatori più forti, ma sensazioni, profumi, persone. Non devo mai fare lo sforzo di incollarle, di piazzarle bene nei margini della memoria. Fanno tutto loro. Io mi limito a osservare. E mi accorgo che, in certi casi, ho ancora quella sensazione che avevo da bambino: quando aprivo la bustina e al posto di trovare il tanto desiderato Van Basten trovavo sempre il solito Haessler. Incompleto. E non c'è nessun indirizzo dove richiedere le ultime latitanti.
4月4日

The big gig under the ground (o underground)

The strangest thing I've tried to snort? My father. I snorted my father"
 
Keith Richards
 
Ho sempre pensato che l'ipocondria fosse una scimmia urlatrice a sei teste, che la pazzia fosse semplicemente il guardiano dello zoo dove si potesse trovare quella scimmia. Che una tribù di gorilla dotati di un po' di piatti e qualche vecchio trombone fossero assolutamente in grado, per evitare di finire in rissa, di creare un'armonia soave e leggiadra. Niente di più falso. Dietro il mio zoo, e dietro questa giornata, c'è sicuramente lui, quella figura che si nasconde nell'ombra, strisciando, innominata e impunita. E non posso nascondere che dietro la mia inerzia, la dislessia dilagante del computer, il participio passato del verbo esigere, e la sparizione delle statue del duomo ci sia ancora e sempre lui. Sarà che il Maestro e Margherita è uno di quei libri che ti prende, e ti proietta in un mondo tutto suo. Certo, devi essere predisposto. Io sono predisposto ai filmini, e la cosa è risaputa. Quindi non deve stupire che quando ho trovato il treno sottocasa ad aspettarmi, nel sorriso del conducente io abbia visto un ghigno asimmetrico. Che quando ho raggiunto Milano dopo un'ora e mezza (12 km, circa, da domani uso la macchina a pedali che arrivo prima), le chiavi mi siano cadute al centro di Piazzale Loreto,e il conducente dell'unica macchina che stava passando (sopra le mie chiavi, ovvio), portasse un paio di strane corna in testa. Che mentre mangiavo nel locale più trendy della città, si presentasse alle mie orecchie una nota canzone degli Stones, che non passava per le radio dal '31. E come spiegare che, ripresa in mano la chitarra, le mie mani si muovevano sinuose su quella canzone, ma non sulle altre (molto più normale).
E io me lo immagino, lì , a stuzzicare le ossa delle time bellezze del mondo che ha divorato. Tacito, e il sorriso compiaciuto di chi attende di tentarti ancora.
 
A proposito, lui ha ripreso a scrivere. Sa il diavolo perchè. Io ho ripreso a pensare, ma non a studiare. Qua il diavolo non c'entra.