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    March 28

    Waiting in Kensington Gardens...

    Don't believe in the 60's
    The golden age of pop
    You glorify the past
    When the future dries up
    Heard a singer on the radio late last night
    He says he's gonna kick the darkness
    'til it bleeds daylight...

    God Parts II

    Aspettavo seduto su quella panchina che il sole tramontasse, sul mio giubbotto di pelle un po' logorato, sul mio libro, sul mio lettore Mp3 irrimediabilmente distrutto dall'ultima volata sui roller blades. Aspettavo insomma di sapere che per oggi non avrei avuto altro da fare se non rintanarmi nella mia stanza, a scrivere qualcosa di sensato. Succede a tutti, in alcuni casi, di aspettare un segnale, come se la nostra giornata fosse scandita da turni, da orari prestabiliti. Io volevo sentire ( vedere, forse è il caso di dire), chiaramente il suono della campanella che mi avrebbe reso libero, almeno fino alla mattina seguente. Leggevo distratto, e aspettavo che i miei occhi fossero ciechi, per la poca luce. Ma il Sole restava là, immobile o quasi. E non potevo neanche fissarlo, come si fa con le persone, per richiamare la loro attenzione (sono un mago in queste cose); i suoi occhi scintillanti sono in grado di accecare chiunque.

    Cominciò allora un gioco malandrino, una sorta di un due tre stella (eh sì...) tra i miei occhi e quel cerchio di luce. Ogni tanto muovevo lo sguardo dal mio libro per cogliere il suo movimento, convinto che prima o poi si sarebbe svelato e mi avrebbe liberato. Ero prigioniero della mia stessa mente, che mi aveva costretto a quell'attesa. E l'attesa si stava rivelando infinita. Secoli, millenni, passavano esponenzialmente sotto i miei piedi, e il vento portava via la cenere delle persone che erano passate, lasciando le loro tracce indelebili. Io non accennavo a perdermi, un solo secondo, di quel gioco che ormai si stava mangiando lungamente, lentamente il tempo.

    Lontano il mare mi stava chiamando. E in quell'istante capii. Alzandomi, mostrai la mia mano. Lui sorrise da lontano. E voltandosi cominciò a contare. Uno...due...

    March 06

    Who are you? Sono il povero e il re

    Stai tranquilla non è niente
    è solo vita che entra dentro
    il fuoco che ti brucia il sangue
    quella è l'anima
    Può anche non piacerti il mondo
    o forse a lui non piaci te
    comunque questa è un'altra storia
    questo è Hemingway
    Hemingway Negrita
     
    Sono in fase pirandelliana. Alla uno, nessuno, centomila. E' la primavera, che ormai dal 2 febbraio mi perseguita?E' l'esame che mi sta rincorrendo ogni volta con modi diversi? O e' la consapevolezza che nel prossimo periodo devo essere multiplo per riuscire a fare tutto quello che voglio fare?
    Forse è solo la certezza che non ci sono solo io a creare la mia immagine. Mi spiego. Se mi guardo allo specchio, mentre cerco di ridare una vita ai miei occhi spenti, la mattina presto, posso vedere la persona che credo di essere. Appena esco di casa però, ecco le mutazioni. Per i ragazzini che seguo, divento una sorta di modello ( non ho ancora capito,e neanche loro,  se da evitare o da seguire). Per i miei amici più stretti ringiovanisco di  8 anni almeno (forse è questo che mi piace), sono immaturo, e devo ancora capire molte cose. Per i miei genitori addirittura mi ricrescono i capelli, sono troppo insicuro e mi imbarco in troppe cose. Per il mio uomo di fiducia sono incostante, in cerca di stimoli, da tenere stretto. Per tutti gli altri sono in successione, un pirla, uno stronzo, un compagnone, un riflessivo, un pazzo, un esagitato, un carismatico, un campione di pallavolo, un esperto di lingue straniere, un illuso, un romantico, un drogato, un sognatore.
    E mi accorgo che se non fossi mille persone diverse, sarei in grosse difficoltà nella ricerca del mio senso. E mi accorgo che se non facessi mille cose diverse, forse sarebbe più facile trovare la risposta univoca. Ma forse sarebbe meno interessante.
    Arriva la primavera. Sono finito. Come al solito. Cazzo.