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日志


11月16日

Il senso di spalla per la neve

 I've been walking these streets at night
Just trying to get it right (Need some patience, yeah)
It's hard to see with so many around
You know I don't like being stuck in a crowd (Could use some patience, yeah)
And the streets don't change but maybe the name
 
Patience, Guns n'Roses. Direi la più bella.
 
E ti svegli la mattina e sai che qualcosa è cambiato. No, non quella sensazione di aver sbagliato qualcosa, quella c'è sempre. TI accorgi che ciò che è cambiato non è dentro di te. Ma fuori. Dunque controlli: mutande? No. Calzini. Dall'odore direi di no. Barba? C'è. Capelli? No. Ti sono cresciute le tette? Non ancora (dannazione, condannato a cercarle ancora su qualche altro corpo). Ti sei depilato sul petto? Non succederà mai, e poi mai. Cresciuta la panza? Fossi matto, anche se mi sa che qualcosa sta nascendo. Là sotto? Tutto come prima. Meno male. Poi alzi lo sguardo, e scansando mentalmente le tendine ti accorgi che i colori sono cambiati. I suoni sono eliminati. Tutto assume una sola sfumatura: bianca cristallina.
Cazzo, ha nevicato. Ecco cos'è. Ha nevicato e le conseguenze sono drammatiche. Primo, la finestra rimarrà sigillata per i prossimi 25 giorni, per evitare che il calore da stalla che si è stanziato nella tua camera si disperda. Il controaltare è che bisogna controllare gli odori. Per la sopravvivenza della razza.
Secondo, le mutande stese fuori dalla finestra sono ora solide, e grandiosamente resistenti a qualsiasi tipo di urto. Una stalattite ha preso il posto delle tue chiappe. E ci rimarrà, almeno fino alla fine della stagione dei ghiacci.
Terzo, serve l'abbigliamento giusto. Lo trovi, giacca, cappello, passamontagna, guanti, messi un po' alla rinfusa. Ed esci, perchè mentre pensavi allo sconvolgimento climatico della Terra nel terzo millennio si sono fatte le 8. Con l'mp3 nelle orecchie fai i primi gradini a scendere. E poi ti fermi. Estasiato. Incredibilmente estasiato. Brividi su tutto il corpo e non per il freddo. Musica nelle orecchie, immancabilmente quella giusta. E il silenzio. Tutto è illuminato. Tutto è amplificato.
Per una volta pensi che non puoi essere diventato insensibile se ancora ti emozionidi fronte ad una polverina bianca. Sana, si intende.
11月12日

Immagino una canzone scritta sul mare

Choose Life. Choose a job. Choose a career. Choose a family.
Choose a fucking big television, choose washing machines, cars,
compact disc players and electrical tin openers. Choose good
health, low cholesterol, and dental insurance. Choose fixed
interest mortage repayments. Choose a starter home. Choose your
friends. Choose leisurewear and matching luggage. Choose a
three-piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics.
Choose DIY and wondering who the fuck you are on a Sunday morning.
Choose sitting on that couch watching mind-numbing, spirit-crushing
game shows, stuffing fucking junk food into your mouth. Choose
rotting away at the end of it all, pishing your last in a miserable
home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked up
brats you spawned to replace yourself.
Choose your future.
Choose life.
 
John Hodge (credo)
 
Se fuori dalla finestra ci fossero più di tre metri tenterei di buttarmi giù. Se non fosse per il libro sulla scrivania di Nick Hornby " Non buttiamoci giù" non ci penserei neanche a buttarmi giù: ma il vento di questi giorni ha sparso le mie mutande stese per tutto il giardino. E ha disperso i miei ricordi, messo l'opzione seppia a fotografie vive e a colori. Credo sia l'inevitabile accumularsi della polvere sugli scaffali della memoria. Quella stessa polvere che pone fine ai lunghi amori, probabilmente, alle amicizie lontane, ai legami labili.
Io la odio quella polvere.
Ho superfici lisce e levigate per far scivolare i miei ricordi,e tenerli alti nella speranza. Speranza è il mio terzo nome, tra l'altro.
Ho panni, per rispolverare ogni volta vecchie illusioni, e combattere il vecchiume di chi ha già capito come è la realtà. Io non l'ho capita, e non è che ci tenga neanche molto a capirla.
Ho luce per andare a cercare negli angoli più nascosti, resti di pensieri e parole. Canzoni che anche il più vecchio juke box del bar del Centro ha dimenticato, sono qui nella mia memoria.
Io non butto via niente. Ho cataloghi di errori, paure, gioie, visi, immagini e canzoni; di progetti che non hanno nome o che hanno cambiato totalmente faccia. Chirurgia plastica? No, semplice ritocco.
Ho due linee sotto agli occhi, e me le porto dietro, per ricordarmi le notti in bianco. Passate a pensare a cosa voglio essere e cosa diventerò.
Al diavolo. Non so cosa sono ora e pretendo di sapere che cosa voglio essere concretamente tra dieci anni.
Quello che voglio cambia, di giorno in giorno, e se sono fortunato di minuto in minuto. Un minuto fa stavo per accettare un lavoro in Cina. Ora sto viaggiando nel tempo in questo paese. Sette anni, in Svizzera o in Tibet? Un minuto fa avrei prenotato un musical anni 80, ora vorrei vedere i Led Zeppelin dal vivo. Un minuto fa sciavo sulle piste imbiancate delle alpi locali. Un minuto fa avevo una benchè minima idea di che cosa stavo scrivendo. Un minuto fa non mi sarei mai immaginato di sfogarmi telematicamente.
Anche perchè ignoravo la presenza della parola telematicamente. E di questa sottile rabbia sporca.
Un minuto fa c'era un po' di tutto. E io avevo paura di scoppiare. Ora mi definirei comfortably numb. Con un contorno di castagne mangiate a cena.
Quello che voglio è un mare in tempesta. Quello che rimane è sempre una canzone, scritta su quel mare, pensando ad un amore.
11月5日

Ho visto una volpe passare sotto la mia finestra

 So don't fear, if you hear
A foreign sound to your ear
It's Alright Ma, I'm only sighing
 
It's alright ma(i'm only bleeding)
 
Se si ascolta attentamente Hotel California degli Eagles e si osservano le immagini più sinistre del film di Kubrick "Shining" si possono notare parallelismi e somiglianze. Entrambi i pezzi(chiamiamoli pezzi dai) si concentrano su un posto incantato, senza tempo e senza storia, in cui finiscono invischiati i protagonisti, come mosche in tele di ragno. Ebbene, il primo giorno che sono entrato qui dentro, non mi rendevo conto. Ero talmente sopraffatto dalle mille cose da fare, che non ci ho fatto neanche caso. Entrando in questa grande casa, ho varcato la soglia che c'è tra un mondo reale e un mondo parallelo, una sorta di nido d'aquile, protetto e isolato. Qui ogni persona ha un suo ruolo ben preciso, e non è un caso. Queste persone sono nate per questi ruoli, sono attori non protagonisti di ogni mia storia. E io, senza arroganza, mi reputo attore non protagonista delle loro romanze.
Nella camera di fianco alla mia c'è Kasia. Polacca, ma con esperienze in Italia e altri paesi d'Europa, fa ormai parte della vecchia guardia. Ha un cuore grande, lo si vede dagli occhi che dicono di più di quello che vorrebbero dirti. In tutte le lingue del mondo. Pesa 110 chili, ma la metà sono di cuore. Ci si potrebbe nutrire per anni del suo amore.
Se si va nella sala comune, dietro le colonne, piegato sul piano c'è Salvador, poeta e pianista jazz spagnolo. E' un po' il Sam della situazione; lui suona sempre lo stesso pezzo e sempre allo stesso modo. Ma è unico. E come tale insuperabile. Fino a che qualcuno con la luna storta non gli sparerà in fronte.
All'angolo, c'è Maxi, il custode, anche lui polacco. Custodisce gelosamente le sue bottigliette di vodka alle varie fragranze. Ma se si aspettano quei due tre minuti necessari a farlo diventare allegro,sarà il primo a chiederti di unirsi a lui. Perchè si sa che l'alcool scaccia la malinconia. E qui, malinconia è di casa. Camera 329.
Vicino alla macchina del caffè ci sono Tweety, e Dani, tedeschi, alti, dinoccolati. Il loro unico scopo sembra essere quello di andare in giro con le ciabatte più improbabili. Si aggirano per lo studentato alla ricerca di dolcetti. Non è strano vederli con un cappello gnomico in testa la notte.
Due porte più in là c'è Voisine, la suonatrice d'arpa. Si vede poco, ma si sente. E la sua musica angelica è la mia sveglia. Dicono sia bellissima lei. Ma credo che anche la Montalcini con un'arpa in mano possa essere attraente. Fidanzata con un conte svizzero, si sposerà.
C'è Joshua, il latin lover. Chi arriva qui dentro prima o poi passa da lui. Se poi è una lei, è lui a passare su lei. E' ladino, più che latino. Ma le sue cinque lingue, che usa contemporaneamente, lo fanno uno strumento dell'amore nelle mani dell'umanità. Ha attualmente l'equivalente dello ius primae noctis medioevale.
Karina è la sua attuale ragazza. Salvador mi ha detto che vanno avanti da circa un mese, il che fa di lei quasi una recordwoman. Viene dalle calde pianure dell'Arizona. Bella come la visione di Las Vegas dal deserto, ha un piccolo difetto: parla alle 6.30 del mattino. E lo fa guardandomi negli occhi. Senza capire che io non sono lì e non posso risponderle. Inutile dire che finiremo per odiarci. O sposarci. A Las Vegas.
Completano il quadro il costruttore di bombe nucleari, tale Abdillah, fronte spaziosa (per non dire pelato) alto quanto il mio frigorifero, largo quanto un gianduiotto. Praticamente inquietante. Lui è il capo della banda degli inquietanti. Che credo prima o poi si scontrerà con la banda dei cinesi samurai armati di pasta scotta (così si chiama la loro setta).
Io?
Io sono in mezzo come al solito. Con altre due o tre comparse. Noi si vive in questo mondo, per poi evadere nel nostro immaginario.