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Stefano Fusco

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Costantemente in ricerca, manco fossi un palombaro o un archeologo Io sono un tipo semplice con poca dimestichezza negli affaridi cuore
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On the road

Appunti di viaggio (e altre spallate)
October 16

Anche l'ultima ballerina se ne è andata

La saggezza? L’arte di distaccarsi

E.M.Cioran
 
Anche l'ultima ballerina se ne è andata, chiudendo la porta di questo teatro.
Ha lasciato un messaggio stavolta: "Parto per un tango argentino". Bene, che parta.
Questo teatro ha bisogno di una riverniciata, e il sipario ha troppe pezze,
che mi chiedo a cosa serva oramai. La scenografia è caduta sulla destra,
e il pianoforte sotto il palco, è scordato nelle tonalità alte.
E quella luce, cosi' moscia moscia, che tristezza!
Si son portati via il leggio, gli spartiti. Che in effetti,
che cosa servono se non li sai leggere?
Belli da vedere, si ma inutili, quasi sibillini.
Sibillini, che bella parola. Come quel nome,
di quell'ultimo show, quello spettacolo,
oddio, non ricordo, eppure ero là, c'ero!
Lo dirigevo, per Giove, e lo avevo scritto io.
Ma dove stanno gli occhiali, in questo buio,
che mi dà fastidio, non mi lascia vedere.
Trovati! E' tutto come pensavo, tirare,
pitturare, dipingere e comprare.
Questo teatro cade a pezzi.
Finalmente.
 
 
August 28

Burn after reading

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
 
G.L. juventino
 
Caro amore
 
Ti scrivo come non ho mai fatto prima,
con una penna, dell'inchiostro e della carta; direi molto semplicemente.
Il motivo non ce l'ho, forse mi mancavi, forse ti ho sognato in un letto straniero.
Forse non avevo altro da fare, non ha importanza.
Non preoccuparti, non mi farà male.
Il dottore mi ha assicurato che ti posso pensare, che la crisi è passata.
Ora sto bene, non mi fermo più davanti alle vetrine a guardare sul mio viso i segni del tuo passaggio.
Non ho più graffi, nè quel brutto trucco nero intorno all'occhio.
Non ho più  niente che mi ricordi te, ti ho superato.
E già mi fermavo oggi a guardare, a quante cose dovrei restituirti, che sono tue.
Mi guardano e mi spiano, e a volte non riesco proprio a sopportarle. Me ne devo disfare.
Ti ridò indietro questa maglietta con questa scritta stupida.
Dice: "Danger i'm in love". Non ti preoccupare, non c'è pericolo che tu la perda.
E' gialla, con le scritte blu, come quel Cd che mi hai regalato tu.
Erano le nostre canzoni, quelle che ti piacevano tanto e che a ogni viaggio mi facevi ascoltare.
Ma a me piace il metal, e tu non l'hai mai capito. E le canzoni melense e lente sono buone solo per i funerali.
Ti ridò questa chitarra scordata. Ho provato a cambiare le corde, a girare le chiavi, a graffiare la cassa. Niente non cambia.
Suona male, lenta, incolore, deve essersi inceppato qualcosa nei meccanismi dentro.
Ti ridò questi libri su cui tanto ho studiato. Ci sono i disegnini sconci che facevo quando attento non ero, quando guardavo la ragazza della fila davanti,
a lezione, e la immaginavo nuda, sopra di me, a occhi chiusi. Era puro divertimento, goliardia, io quella ragazza non l'ho mai toccata, stanne certa.
Ti regalo questo amarcord, questo biglietto andata e ritorno, in occasione di quella mostra in centro a Milano, di quell'artista che ti piaceva tanto.
Io di arte non ho mai capito niente, ma quel giorno non era servito a nulla dissimulare. Tu eri arrivata in ritardo, il tuo tram aveva investito un cagnolino,
si era fermato, per 45 minuti, e noi, che puntavamo all'orario pre-chiusura, ci siamo dovuti accontentare di un cartello: "Chiuso". Espressivo, diretto. Senza doppi sensi, come piace a me.
Ti ridò la mia prima sigaretta. Quella che mi hai tolto dalla bocca, perchè odiavi il fumo. E odiavi l'accoppiata me e il fumo. E per togliermela, mi hai baciato, con quel tuo alito al sapore amaro di qualcosa che non ho mai colto. E per baciarmi mi hai leccato, mentre io mi spostavo, sul naso.
E ti ridò questi racconti, che avevo scritto per te, perchè ti piaceva quando ti raccontavo storie, e con quello sguardo divertito, mi facevi credere che mi credevi.
Salvo poi prendermi in giro, con tutti i tuoi amici. Bonariamente.
Ne avevo scritto uno, l'ultimo, su un bimbo gigante, che non voleva crescere e non voleva diventare orco. Quando tutti sanno che quello è il suo destino.
In un pacco troverai il mio cellulare, la mia carta di credito, e la mia patente. Anche queste, te le puoi tenere. Potrei cancellare tutti i numeri, clonare la mia carta e cambiare identità. Mi costerebbe troppa fatica. Dandotele, sono sicuro che te ne dimenticherai presto, e che presto scadranno. E potrai ridere dei messaggi salvati, quelli che solo gli stupidi e gli innamorati sanno scrivere. Che la differenza non è mai tanta, fortunatamente.
E ti ridò questo mare, questo stupido, noioso mare davanti a me. Che non si stanca mai di sbattere la testa sugli scogli di questo promontorio. Che continua a ingurgitare pesanti sassi e qualche sporcizia. Gridando qualche volta, quando nessuno lo può sentire.
 
 
 
 
August 10

Confessioni pericolose

Ore infinite come costellazioni e onde

spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e no basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
 
Anime Salve-Fabrizio de Andrè
 
Confesso che quel giorno non avrei voluto fare niente. Niente di più di quello che facevo di solito. Ossia oziare in mutande davanti alla finestra, aspettando che il sole calasse sulla mia biancheria, ascoltando la voce degli alberi alle prese con la brezza estiva.
E invece decisi di mettermi in marcia, per provare a raggiungere quei quattro amici che poche ore prima erano passati sotto la mia finestra alla ricerca di un compagno di avventure. E di una strada alternativa.
Li avevo visti scendere a passo svelto per il grande prato che circonda la mia abitazione ed essere inghiottiti dal fitto bosco, uno ad uno,come nei più classici dei film fantasy. Un breve cenno della mano era stato tutto ciò che avevo concesso loro. Era incredibile come stessi incredibilmente bene quel giorno.
Ma mi sentivo strano, e decisi di non star da solo. Si sa che la solitudine, unità con le mutande di lino è irritante e porta a brutti problemi.
Scarpe, maglietta e cappello. E come un perfetto indigeno mi misi a correre giù per la vallata, fino a farmi inghiottire, io piccolo Giona, da quella balena verde e profumata.
Li trovai in poco tempo, dispersi nel bosco. O meglio non proprio dispersi, perchè, si sa che, perdersi presuppone una mancanza di orientamento, una incapacità a ritrovare la strada da dove si è venuti, un senso di smarrimento, e una completa assenza di volontà in quell'atto stesso. Loro sembravano non avere alcuna di queste caratteristiche. Li avrei definiti, più, disciolti, diluiti nel bosco che dispersi. Un atto naturale in un ambiente compatibile.
Così mi disciolsi anche io con loro, e divenni parte integrante dei suoni di quella zona.
Parlavamo di temi che la gente normale considerava banali, io e i miei quattro amici. Il pittore J., cieco dalla nascita, ci illustrava come la luce del mattino risultasse un grandioso e succulento mistero, avendo delle oscillazioni che in situazioni diverse della giornata non comparivano. Lo sentiva dal calore lui, dai raggi del sole che lo andavano a toccare e stimolavano il suo pensiero.
M, poeta e musico analfabeta, faceva il verso a questo discorso senza senso, bestemmiando dall'alto del suo metro e venti, improperi e ingiurie a chi si piegava a questi discorsi terreni. Ne avrebbe scritto un poema, sulla corruzione della società, non più in grado di fissarsi, nei suoi tentacoli dispersi per uno spazio troppo ampio, sulla bellezza delle piccole cose: il canto del gallo la mattina, le brioche appena pronte, un semaforo lampeggiante, una macchina che sorpassa a destra.
"Artisti..." pensava H., direttore di un coro di muti, a cui lui, scientificamente, aveva trovato il modo di comunicare in collettivo. Ero stato a un loro concerto, in un giorno  in cui non lavoravo, e avevo notato come fosse incredibile e stucchevole la capacità di quell'organico di rispettare le pause musicali, e di lasciare libero spazio all'ascoltatore alla interpretazione dei  suoi brani. Il risultato era che mi ero sentito come se quel concerto l'avessi completamente immaginato, o autosuonato.
Nel pensare artisti, prendeva le distanze, lui che la musica, e quindi l'arte, l'aveva meccanicizzata e standardizzata: in frequenze da prendere e riprodurre. Aveva teorizzato e riprodotto in sequenza anche le stecche, togliendole dal magico mondo del random. Tutto questo in meno di vent'anni, visto che prima aveva passato gran parte del suo tempo in una casa di riabilitazione svizzera, vittima di continui attacchi di schizofrenia. Mi aveva raccontato un giorno di questo suo periodo, in cui credeva fermamente di essere spiato, e controllato dalla mafia russa in combutta col Governo e con le televisioni. Solo dopo otto anni era riuscito ad uscire dal tunnel, convincendosi che le tre cose fossero incompatibil e mai conciliabili.
Io, tra quei capoccioni, avevo il mio gran bel daffare, e allenavo la mente, finalmente uscendo dall'ozio intellettuale e stimolando le mie fantasie E le mie riflessioni più profonde. Perchè si sa che le migliori ispirazioni arrivano da gente illuminata.
July 13

Se solo il cielo...

"Qui o altrove, tenente, siamo tutti da qualche parte per sbaglio."
 
Il deserto dei tartari
 
Viaggiando in autostrada, su una macchina non mia, in un paese non mio, senza neanche una meta troppo precisa, mi sarei volentieri fermato a pensare. Se non fosse stato che andavo a 130 all'ora e che, fermarsi in corsia di sorpasso, equivale a un suicidio.
Mi sarei fermato a pensare a tante cose: ma principalmente a una finestra, quella di camera mia, da dove vedo, in lontananza, nascosto dalle case e dagli alberi, un campanile. Di quel campanile non conosco la confessione; non so se il Signore sia venerato là, attraverso immagini, parole o semplici pensieri. So solo che se ne sta nascosto lì in fondo alla mia finestra.
E' come se mi attendesse. Lui sa che io ne sono attratto, che non mi farei molti problemi, a riconoscerlo evangelico, calvinista, riformato o chissà che altro (e in questo paese c'è anche il chissà che altro). Che quella stanza, dalle luci diffuse,che gli sta sotto,  con quei passi che rimbombano di tanto in tanto nel vuoto, per una questione di attaccamento infantile e non, rappresenta per me una sorta di casa, e di rifugio.
Da cui a volte mi allontano.
Non per ribellione, nè per protesta. Ok forse alcune volte, alzerei la testa e protesterei (protestante cattolico in un paese di cristiani protestanti, forte questa). Ma il più delle volte me ne allontano per un senso di inadeguatezza.
L'abisso che separa la vita reale, con le sue tentazioni, e i suoi continui azzardi, dalla vita immaginaria, certe volte mi costringe a guardare il tutto da un po' più lontano, come un pubblicano, direbbe qualcuno.
Non al denaro, non all'amore...Se avessi il cielo, troverei il secondo, e del primo probabilmente me ne importerebbe poco o nulla.
 
 
June 15

Non al denaro...

 And I discovered that my castles stand
Upon pillars of salt and pillars of sand

Coldplay-Viva La Vida

 

Considero un uomo di successo colui la cui libertà è pagata al più caro prezzo. E combatto di giorno in giorno per avere in tasca il maggior numero di foglietti colorati. Voglio un partner bello, intelligente, da mostrare al pubblico come l'ultimo modello di automobile; d'altronde preferisco un mezzo di trasporto al trasporto emotivo. Ho un tetto colorato, che sfida il cielo, rinforzato da pareti di cemento pesante, color bianco candido. La mia casa è la mia fortezza, e non c'è niente che la possa invadere, senza il mio consenso, senza un mio gesto.
Ho un guardaroba di identità diverse, e passo dall'essere elegante e formale all'essere selvaggio e accattivante. Ho occhi diversi giorno per giorno, a seconda del sole e della pioggia. Mi faccio chiamare con i nomi più disparati, dottore, avvocato, professore, e molte volte dimentico il mio stesso nome. E da dove arrivo.
E le mie scarpe dai tacchi di metallo risuonano nell'aria, allontanandomi dalla sporca terra, dalle ceneri delle persone che ho bruciato per arrivare fin qua.
E la mia voce risuona nelle radio private, e la mia faccia è in televisione, e sono sulla bocca di tutti. E sono solo, sulla bocca di tutti.
Ho scelto i miei valori su un settimanale di culto. Dopo un attento quiz a crocette ho capito chi sono e cosa diventerò. E sono arrivato fin qua con un programma ben preciso, partendo dallo scopo finale, e risalendo via via la corrente del successo, passando per una educazione di prima classe, stage, master, corsi di specializzazione.
Sono il primo nella mia materia. E sono solo, nella mia materia.
E la sera torno a casa, e non ho altro a cui pensare se non al giorno dopo, e al denaro che piano piano come un fiume inesorabile appesantisce le mie casse, e le mie tasche.
E sogno un giorno di ritrovarmi, solo, su quel foglio verde, nelle mani di tutti.
Un viso, inespressivo, amico di una morte che tutto livella.

 

June 03

Non all'amore

 
Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l'amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore.
Dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore.

Fabrizio de Andrè

 

L'ho perduto

 

l'ho appoggiato sul fondo di una tasca,
e aspettavo da tempo che succedesse,
che si bucasse.
Maledetta tasca, pesante come un sasso
e io che ci avevo messo tutto!
 
L'ho smarrito
 
accorgendomi a poco a poco del burrone,
che pian piano inghiottiva il mio tesoro;
maledetto foro!
Creato dal nulla, dipinto nell'immaginazione,
di un cervello eccitato, e prima che poi pentito.
 
L'ho chiamato:
 
"Ehi tu!", e cadeva leggero , lungo il mio corpo
via via fino ai piedi, fino alla polvere;
non un cadavere
ma un ferito, da un colpo
dalla gravità, della situazione, accoppato.
 
Non rispose.
 
Ahimè, se non prima di appoggiarsi a terra,
sentii una voce, quasi piena di stupore.
Mi disse:
"Come? Non hai forse lasciato tu quella lama da guerra,
verso il basso, rivolta, a consumare il cotone?"
 
A tagliare il tessuto a indebolire i legami
a falciare feroce le mie fondamenta
a schiacciarmi in un angolo senza un'uscita
a non darmi speranza a finir la partita.
 
Mi bloccai
 
e con l'amore ferito, parlavo d'amore
e pensavo: " Che pazzo ad averlo nascosto,
l'ho soffocato!"
e con la pelle umida, bagnata col sale
da terra lo presi e lo accarezzai.

May 12

Work in progress

“Over and then, last call for sin
Well everyone’s lost, the battle is won
With all these things that I’ve done…”
 
Killers
 
 
Ci tenevo a specificare che ho raggiunto l'ultimo obiettivo della lista qua sulla destra. Ci tenevo a precisarlo, con un po' di settimane di ritardo, ore, giorni che dovevano servire a rendermi conto del passaggio. Ma che in effetti non mi hanno proprio sconvolto. Sarà che sono impegnato a pensare ad altre cose, e che lo ritenevo un traguardo già acquisito da un po', che per osmosi o diffusione si sarebbe avvicinato a me.
Ci tenevo a precisarlo perchè c'è gente che vorrebbe che me ne rendessi conto. Che qualcosa è cambiato. Che i weekend ora sono liberi, che la sera non c'è da pensare all'esercitazione del giorno dopo, che per la cultura personale è necessario darsi da fare da soli.
Ecco, se devo dire la verità, l'unica cosa di cui mi sono reso conto è che ho fatto e avuto tante belle cose in questi anni, che forse vale la pena di ricordare, e che forse sono parte integrante di questo traguardo. Di qui un elenco, che probabilmente dovrebbe essere aggiornato di ora in ora:
 
1. Sono Laureato;
2. Sono rimasto sveglio una notte intera a scrivere e studiare;
3. Ho parlato almeno cinque lingue, di cui una senza farmi tanto capire, ma non è stato un vero problema;
4. Ho giocato a pallone a piedi scalzi per strada
5. Ho fatto il bagno nell'oceano
6. Ho dormito in un parco;
7. Mi sono innamorato;
8. Sono stato a un concerto degli Stones;
9. Ho cantato su un palco; e ho anche suonato su un palco.
10. Ho vinto una partita all'ultimo sangue a ping pong, a tennis, a calcio.
11. Ho aiutato un amico.
12. Ho visto le stelle cadenti.
13. Ho fatto qualcosa di testa mia, e ho avuto ragione.
14.  Ho chiesto scusa per quello che avevo fatto, sentendomi seriamente in colpa.
15. Ho fatto ridere più di 50 persone contemporaneamente, senza usare le mani, e senza mettermi le mutande in testa.
16. Ho battuto il mio capo a squash;
17. Ho visto più di 20 Paesi nel Mondo;
18. Mi sono perso in più di 30 città del Mondo;
19. Mi sono ritrovato.
20. Sono stato a New York;
21. Ho dormito a Roma e Parigi, e Londra, e Berlino.
22. Ho cantato talmente ad alta voce in macchina, da diventare afono. E non mi sono fermato se qualcuno mi guardava.
23. Ho detto le famose due parole più belle del Mondo. Convinto di dirle. Ovviamente non si parla di Forza Milan.
24. Ho detto addio ad una persona cara.
25. Ho detto vaffanculo ad una persona cara.
26. Ho visto una donna piangere per colpa mia.
27. Ho visto una donna sorridere per merito mio.
28. Ho detto una bugia.
29. Ho contraddetto un professore. Avendo ragione.
30. Ho capito che avevo fatto una cazzata.
31. Sono stato felice per più di un'ora di seguito.
32. Ho imparato a memoria una canzone, parola per parola, tono per tono.
33. Non ho mai bestemmiato;
34. Ho pensato più di una volta di partire, per dove non si sa.
35. Ho fatto qualcosa per cui sono stato veramente fiero di me.
36. Ho trovato un portafoglio pieno e l'ho restituito.
37. Ho chiesto aiuto, perchè ne avevo bisogno.
38. Ho avuto paura di morire. Sticazzi se ho  avuto paura.
39. Ho rinunciato a qualcosa, a qualcuno. Per crescere un po'.
40. Sono morto almeno tre volte in sogno. Però non sono mai resuscitato.
41. Ho conosciuto Siddharta. Allego testimonianza, con baffi e panza.
42. Ho conosciuto Gesù. Di lui non ho una foto,ma posso provare di conoscerlo. E di cercare di stargli dietro, anche se Lui, santi Numi...
43. Sono stato a Gerusalemme e nel deserto.
44. Ho pianto dal ridere.
45. Ho pianto dal piangere.
46. Ho degli amici veri.
47. Ho una gran famiglia.
48. Ho un bel po' di sogni.
49. Ho stirato una camicia (stamattina, grande conquista)
50. Ho capito che c'è ancora tanto da fare.
 
Grazie, a chi di dovere.